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Giocare per divertirsi

Nell’accezione comune il termine “gioco” si discosta completamente da una qualsiasi connotazione di “serietà”.

Ogni bambino gioca naturalmente, perché prova una sensazione di benessere; nulla quindi è tolto all’aspetto ludico in se stesso, ma, anzi, è proprio il piacere intrinseco nel gioco che comporta e favorisce nuove componenti.

Per i bambini, che giocano per divertirsi, non c’è nessuna differenza tra il gioco e ciò che un adulto potrebbe considerare come un lavoro.

Attraverso il gioco il bambino comincia a comprendere come funzionano le cose: che cosa si può o non si può fare con determinati oggetti, si rende conto dell’esistenza di leggi del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. L’esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore.

I giochi a cui i bambini si dedicano si modificano di pari passo con il loro sviluppo intellettivo e psicologico, ma rimangono un aspetto fondamentale della vita di ogni individuo, in tutte le fasce d’età.

“… l’uomo è pienamente tale solo quando gioca”, dice Schiller, perchè si trova e si conosce: giocando, infatti, ogni individuo riesce a liberare la propria mente da contaminazioni esterne.